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Storia

BASATI di Seravezza

Immerso nel verde dei castagneti del monte Cavallo (1021 metri s.l.m.), a quota 450m.l.m, su di una terrazza che spazia davanti al Monte Corchia ed Monte Pania della Croce, fino al Monte Lieto. L’origine etimologica è incerta; mentre gli altri paesi conservano una radice romana (Fundus Actianus, Azzano; Fundus Iustinianus, Giustagnana; Fundus Minucius, Minazzana), Basati sembra derivare il proprio nome da una frana, che costrinse i primi abitanti ad abbassarsi, rispetto alla posizione iniziale secondo quanto viene riportato dalla tradizione orale, che localizza il fulcro antico nella località di Piandagliera, poco sotto il Monte Castellaccio, definito anche la “Testa del Cavallo”. Negli anni Novanta, furono ritrovate nella parte sommitale del Monte Cavallo, reperti ceramici romani, delle anfore vinarie reimpiegate forse come tombe; questo particolare pone l’attenzione sul fatto che probabilmente le  popolazioni Liguri-Apuane, stanziate sulle Alpi Apuane e successivamente deportati nel Sannio, sopravvissero in piccoli gruppi isolati.  

La prima citazione del toponimo risale al 1320, in una carta della Comunità di Pietrasanta, ove figura tra le sue pertinenze, assieme alla vicina Cerreta S.Antonio, il cui accorpamento durerà fino alle riforme di accorpamento Leopoldino del 1776.Nel 1333, nell’estimo relativo alle comunità della Cappella di San Martino, si trova nella lista dei paesi federati ad essa; non sappiamo quali siano le cause di questo cambiamento di giurisdizione, anche se bisogna notare che nessun cittadino di Pietrasanta avesse delle proprietà in questo circondario.  Nel Quattrocento abbiamo le prime notizie circa la presenza di opifici per la lavorazione del ferro, lungo la sponda destra del Giardino, in località “il Folle”. Si hanno i nomi dei proprietari, nella persona di Paolo Stefani nel 1446, poi di Boria Borrelli nel 1450, e due ferriere di Paolo di Giovanni del Bazzica , cedute poi a Paolo Barsanti e Cristoforo Bartolomei nel 1464. Vi erano anche dei mulini ad acqua, dato che nel 1536 nella lista degli artigiani del paese, erano presenti due fabbri, quattro segatori d’assi, un cerchiaio ed un mugnaio. Infatti, lungo il corso del torrente di Basati, vicino allo sbocco nel canale del Giardino, si trovano i suggestivi resti del Mulino di Tortuliano, di cui si hanno notizie nel 1846, nel libro della Compagnia della Chiesa.       

In un estimo del 1450, il territorio viene suddiviso tra  le selve di castagno ed i campi terrazzati, mentre le Terre Alte dell’Alpe di Basati, dove si trovavano i luoghi della Transumanza, i pascoli per gli armenti (soprattutto ovini e caprini) e le enormi faggete intorno al monte Ronchi e lungo la valle d’Arni per fare il carbone, necessario per alimentare i fuochi delle ferriere. E proprio il carbone fu la risorsa principale, come primaria fonte di guadagno dell’economia paesana; nei boschi attorno a Basati, tutt’ora si possono trovare piazzette per la realizzazione delle carbonaie, delle grosse pire di legna costruite come dei grossi camini, con uno sbocco per il fumo che bruciavano per alcuni giorni.Le località citate nell’estimo del 1450 sono: Sotto l’Ara campi e vigne; Canal del Pilo, Bassa, Controllo, Castagne Grosse, Casina, selve; Chiara, Capanne, Calaro, Pozzo, prati; Fraiolongo, presso il paese; Selva Maggiore (la strada vicinale del bosco),  alla fontana del villaggio.

 

 

 

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